Il Governo Draghi verso nuovo Dpcm sulla pandemia: inviate le prime proposte dalla Conferenza Regioni

Il Presidente Stefano Bonaccini ha trasmesso ai ministri Mariastella Gelmini e Roberto Speranza
di redazione 2
7 giorni fa
21 Febbraio 2021

Emergenza Covid19: il Governo DraghiIl Governo Draghi verso nuovo Dpcm sulla pandemia: inviate le prime proposte dalla Conferenza Regioni

Dopo la riunione di ieri – in cui è stato fatto il punto sull’attuazione del sistema di regole per la gestione ed il contenimento della pandemia in vista dell’adozione del prossimo DPCM; il Presidente Stefano Bonaccini ha trasmesso poco fa ai ministri Mariastella Gelmini e Roberto Speranza un documento contenente “prime proposte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome”.

Il Consiglio dei Ministri , presieduto dal Premier Mario Draghi, è convocato per domani 22 febbraio 2021, alle ore 09.30, a Palazzo Chigi, per l’esame del seguente ordine del giorno:

DECRETO-LEGGE: Ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (PRESIDENZA -SALUTE);

LEGGI REGIONALI
Esame, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione, di leggi regionali;

VARIE ED EVENTUALI.

“Lavoro comune ed intesa fra tutte le Regioni che nelle prossime ore presenteranno al governo una piattaforma di proposte in vista del prossimo Dpcm; nella convinzione che occorra un deciso cambio di passo nella campagna vaccinale e per la ripresa economica. Anche per questo abbiamo chiesto al Governo un incontro urgente”, lo ha dichiarato il Presidente Stefano Bonaccini al termine della Conferenza delle Regioni.
“La priorità adesso – ha proseguito Bonaccini – è la campagna vaccinale. Sta andando a rilento.
E questo non per disguidi organizzativi, o indisponibilità della popolazione.
Il problema è nell’approvvigionamento. Per questo chiediamo al Governo di intraprendere ogni sforzo per reperire più dosi.
Le Regioni sono a disposizione nelle forme e nei modi utili e possibili, a partire dal coinvolgimento diretto di aziende e filiere nazionali.
È poi necessaria anche una verifica sul personale che occorrerà coinvolgere e stiamo già collaborando attivamente con il Governo per arrivare ad un accordo quadro con i medici di medicina generale”.
Oggi abbiamo anche affrontato tutte le questioni che riguardano la revisione dell’attuale sistema di regole che definisce l’entrata e l’uscita dalle diverse zone.
È necessaria una revisione ed una semplificazione con la contestuale revisione dei criteri e dei parametri di classificazione.
Serve un respiro più lungo ed un’analisi approfondita dei luoghi e delle attività, anche in base ai dati di rischio già accertati.
Non solo. Occorre che le misure siano conosciute con congruo anticipo e tempestività dai cittadini e dalle imprese.
Tutte le Regioni hanno poi richiesto – ha concluso Bonaccini – che per i provvedimenti che introducono restrizioni particolari per singoli territori si attivino anche contestualmente gli indennizzi per le categorie coinvolte. Sia che si tratti di provvedimenti restrittivi regionali, sia che si tratti di provvedimenti nazionali.
Il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini, aveva già oggi incontrato il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini.

L’appuntamento fa seguito ad un primo giro di consultazioni effettuato dal Ministro con i Presidenti di Regione ed ha avuto al centro

gli sviluppi dell’azione di contrasto al Covid e le misure da prendere con urgenza per alleviare le gravi difficoltà di molte categorie economiche.

Nel corso della riunione è emersa piena sintonia sull’esigenza di introdurre elementi di rafforzamento delle modalità con le quali verranno

presi e comunicati i provvedimenti sulla pandemia, e di favorire un ampio coinvolgimento delle Regioni nell’elaborazione del Recovery Plan.

Una sintonia che era già emersa nel corso della riunione che si è tenuta lunedì scorso presso la Protezione Civile Nazionale con il Comitato Tecnico Scientifico

e che riguarda anche la necessità di arrivare rapidamente alla emanazione del nuovo decreto relativo alle misure di ristoro per le attività più colpite dalle restrizioni.

Proposte delle Regioni e delle Province autonome per i prossimi provvedimenti del Governo inerenti le misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19

Le Regioni e le Province Autonome hanno appreso con favore che il Governo abbia messo quale primo punto della sua agenda un cambio di passo nella gestione dell’emergenza e della campagna vaccinale, nella consapevolezza che essa rappresenta un obiettivo fondamentale non solo per la tutela della salute di tutti i cittadini ma anche per il rilancio economico e la coesione sociale del nostro Paese.

Si ritiene, pertanto, necessario che tale nuovo slancio possa essere tradotto concretamente già nelle prime disposizioni che il Governo si appresta ad adottare al riguardo e, a tal fine, si formulano alcune prime proposte.

1. Le Regioni e le Province autonome ritengono priorità assoluta la campagna vaccinale.

Il meccanismo sta andando troppo a rilento, e questo non per disguidi organizzativi; carenza di personale e strutture o; in questa fase, per indisponibilità della popolazione: il problema adesso risiede nell’approvvigionamento delle dosi, che dipende dal Governo.

Spetta quindi al Governo impostare la nuova strategia per reperire un numero di dosi vaccinali adeguato e, a tal proposito, le Regioni e le Province autonome assicurano la loro più totale disponibilità, nelle forme e nei modi che si riterranno opportuni, a collaborare.

In relazione all’esigenza di acquisire un maggior numero di vaccini, inoltre, sarebbe auspicabile e urgente una valutazione circa il diretto coinvolgimento delle nostre aziende nel processo produttivo, tenendo presente che vi sono aziende e filiere nazionali in grado di realizzare alcune fasi della produzione.

Si ritiene, inoltre, necessario anche cogliere l’occasione per valutare il riposizionamento sul piano industriale delle aziende produttrici sia per l’Europa sia per l’Italia.

2. Al fine di garantire certezza al Paese sulle misure che investono le attività economiche e la vita dei cittadini; è necessario rivedere la tempistica per l’adozione dei provvedimenti di classificazione delle zone e delle relative ordinanze.

Occorre che siano conosciute con congruo anticipo dai cittadini e dalle imprese dei diversi territori regionali.

Occorre, altresì, poter procedere ad una programmazione delle attività anche attraverso una diversa organizzazione dell’esame dei dati della cabina regia, delle ordinanze e della relativa decorrenza.

3. Si ritiene indispensabile procedere ad una revisione dei parametri e alla contestuale revisione del sistema delle zone; nel senso della semplificazione; che passi funzionalmente anche da una revisione dei protocolli per la regolazione delle riaperture, in senso anche più stringente laddove necessario.

Occorre in questa fase un cambio di passo che consenta di coniugare le misure di sicurezza sanitaria con la ripresa economica e delle attività culturali e sociali.

Sulla revisione del Rt e dei relativi parametri, la Conferenza si era già espressa, anche in termini propositivi e, pertanto, è necessario riprendere quella discussione ed approfondirla per verificare; anche dall’esperienza maturata, quali possono essere le soluzioni migliori dal punto di vista tecnico-scientifico.

È evidente che se la campagna vaccinale accelera, l’Rt perde progressivamente di rilevanza.

4. Il presupposto per assumere decisioni valide è individuare una strategia che si fondi su elaborazioni oggettive tecnico scientifiche sulla base delle quali la politica si assumerà la responsabilità della decisione.

Si possono prevedere misure più stringenti per specifici contesti territoriali laddove i parametri rilevino significativi scostamenti; sulla base dei risultati di un’analisi oggettiva condotta dal CTS e dall’ISS.

Le limitazioni generali e quelle specifiche dovrebbero in ogni caso tener conto dell’analisi dell’esperienza sin qui condotta; valutando le restrizioni che si sono rivelate più o meno efficaci; al fine di poter meglio soppesare quali attività sia necessario chiudere o limitare e quali invece possano essere riaperte; valutando in questo caso, ove necessario, anche protocolli aggiornati.

Tale soluzione risulta essenziale ed opportuna in quanto alcune attività risultano totalmente chiuse da diversi mesi e il prolungarsi di tale situazione risulterebbe esiziale per le stesse.

In ogni caso, è necessario che i nuovi e più snelli meccanismi vedano una definizione più chiara da parte di CTS e dell’ISS.

5. In via strutturale, lo stesso provvedimento che introduce restrizioni per il Paese e poi restrizioni particolari per singoli territori; deve anche attivare gli indennizzi e salvaguardare le responsabilità, garantendo la contestualità a prescindere da chi adotta il provvedimento.

A tal riguardo, si rende opportuno l’ampliamento della cabina di regia ai Ministri dello Sviluppo economico, dell’Economia e degli Affari regionali al fine di dosare gli impatti delle decisioni sui cittadini e le imprese.

È necessario, inoltre, condividere maggiormente i provvedimenti e garantire sempre i risarcimenti sia nel caso di provvedimenti restrittivi di livello nazionale che regionale. In questo contesto appare assolutamente necessario procedere ad un chiarimento sulle competenze statali e regionali al fine di allinearne la tempistica e la relativa efficacia.

6. Nel quadro della situazione epidemiologica generale e territoriale, sarebbe necessario qualificare l’attività scolastica ed universitaria (al pari delle altre attività); con un’apposita numerazione di rischio, anche tenendo conto dei dati oggettivi del 3 contagio nelle istituzioni scolastiche e nel contesto territoriale di riferimento.

Occorre, in ogni caso, implementare le forme di congedo parentale, nonchè prevedere ulteriori risorse economiche a sostegno dei genitori; nel caso di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per aggravamento della situazione epidemiologica.

E’ inoltre necessario che ogni Regione sia messa nelle condizioni di poter garantire la vaccinazione ai propri insegnanti residenti ed assistiti, indipendentemente dalla Regione in cui prestano servizio.

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